cinque ragazzi. cinque ragazzi per cinque argomenti: letteratura, arte, musica, cultura e non solo... cinque argomenti in "cinque righe": il pentagramma, un progetto che si propone di accendere la curiosità del suo lettore suggerendo semplici spunti di interesse generale. Discorsi intrecciati l'un l'altro come note musicali che cercano l'armonia uniti dalla stessa "chiave".
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sabato 13 aprile 2013
PaRapanoie
Per 4 persone:
4 rape di media dimensione *
2 spicchi di aglio ◆
sale grosso ✝
pepe nero ★
olio extra vergine ϟ
rosmarino ♥
acqua ❖
Procedimento: In una casseruola adagiate le rape tagliate a tocchi, aggiungete aglio, sale grosso, pepe, olio, acqua sufficiente a coprirle appena, 2 rametti di rosmarino.
Cuocete per circa 35/40 minuti, lasciate asciugare dall’acqua e 6 minuti prima di spegnere il fuoco fate prendere alle rape una leggera rosolatura.
*attenzione se le rape sono rosse il loro colore potrebbe interferire sulla vostra ipofisi che stimolando la produzione di adrenalina aumenterà la pressione del sangue rendendovi energici e magari un po' aggressivi. Meglio evitare il rosso scegliete rape bianche.
◆l’aglio contiene un principio attivo, noto come allicina tiene distante i vampiri. Meno vampiri e più aglio.
✝ attenzione un eccessivo consumo di sale può essere responsabile di malattie come: ipertensioneosteoporosiobesitàictusritenzioneidrica.
★ secondo la biologia molecolare - la chimica del metabolismo - le pietanze pepate permettono alle popolazioni dei climi caldi di difendersi dalle infezioni intestinali. Qualora però si soffra di debolezza gastro intestinale (ulcere, bruciori) dovuta in genere al prevalere di un nostro "ospite batterico", l'Elicobacter Pilorii, il pepe nero soprattutto CRUDO, diventa tossico per il fegato in quanto il calore cambia la sua composizione molecolare.
ϟ si tratta pur sempre di un alimento molto calorico, come tutti gli oli e i grassi, ma d'altra parte è anche saziante...In ogni caso, sempre meglio usare gli oli e grassi a crudo, non fritti, e l'olio d'oliva che sia quello extravergine!
♥Il rosmarino (specie l'olio essenziale ricco di canfora) è controindicato in persone che soffrono di epilessia. Causa infatti, specialmente in casi d'iperdosaggio, irritazioni, convulsioni, vomito e principi di paralisi respiratorie.
❖...arrivati a questo punto...forse meglio un po’ di vino?!
G.G. A.L.
sabato 2 marzo 2013
ANTI-ARTE
"Dada non significa nulla. È solo un suono prodotto dalla bocca."
(Manifesto Dada del 1918, di Tristan Tzara)
(Manifesto Dada del 1918, di Tristan Tzara)
L’arte stessa è una sfida e più è contemporanea più diventa ardua, per questo si potrebbero portare mille esempi, ma ripensandoci bene ce n’è uno in particolare nella storia dell’arte che mi è assai caro. Sicuramente si tratta di una delle sfide più clamorose e divertenti di quel tumulto artistico che è stato il secolo passato.
Nel 1916 mentre nel resto d’Europa infuriava la guerra più sanguinosa che il mondo avesse mai conosciuto, a Zurigo un gruppo di persone sceglieva di lavorare insieme nel nome della creatività, e così nasceva Dada!
La parola Dada non significa nulla; perché mai un gruppo artistico dovrebbe essersi inventato un nome tanto sciocco?
Perché Dada è libertà sfrenata di espressione e non accetta nessuna regola, questa è la sfida disarmante dei dadaisti. Si tratta della negazione totale della razionalità, baluardo di una tradizione basata sulla Logica che aveva portato alla rovina della società e alla guerra in corso. Dada si oppone radicalmente a questa cultura e usa il suo opposto principio, il nonsense, per scardinarne la struttura.
Ecco che nasce la poetica del caso, come mezzo alternativo alla Logica, che serve a creare strumenti di distruzione culturale; i dadaisti recuperano materiali di scarto e li assemblano, è questo il processo del ready-mades. Marcel Duchamp supera la scultura e sceglie oggetti comuni, che leggermente modificati vengono dichiarati opere d’arte ed esposti, stile statua classica, nei più importanti musei dell’occidente, assicurando l’effetto sorpresa sui frequentatori dell’ambiente abituati a ben altro!
Dada amplia le possibilità umane, l’artista può impossessarsi di qualsiasi cosa, magari di oggetti industriali, per introdurli nell’ambito artistico anche senza l’ausilio di una cornice.
Tutto va a sottolineare il fatto che i materiali ormai inutilizzabili secondo le regole del profitto, vengono investiti di un nuovo valore espressivo e artistico.
Sulla stessa linea di pensiero, con elementi volutamente scollegati tra di loro, vengono fatti dei collage, si sperimenta anche con la fotografia, vengono composte poesie onomatopeiche assurde che vengono recitate nelle esibizioni dadaiste.
Una svolta definitiva all’arte e al gusto è stata data!
C’è da domandarsi quale sia la sfida oggi, quando già tutto è stato distrutto, che altro c’è da distruggere? Forse risulterebbe assurdo oggi recuperate valori e concetti del passato? Forse i Dadaisti oggi tornerebbero indietro per colpire le fondamenta e gli ideali di questa società? Forse il senso di Dada, che non c’è, vale sempre e resta mutevole nel tempo, si adatta ad ogni momento, dada è sempre il contrario, dada ha capito tutto.
G.G.
sabato 2 febbraio 2013
Blue
“You say to the boy open your eyes
When he opens his eyes and sees the light
You make him cry out. Saying
O Blue come forth
O Blue arise
O Blue ascend
O Blue come in”
When he opens his eyes and sees the light
You make him cry out. Saying
O Blue come forth
O Blue arise
O Blue ascend
O Blue come in”
Inizia così Blue (1993), ultimo film del regista Derek Jarman, attivo negli anni ‘80, in un’Inghilterra che vede nascere il punk e altre sottoculture caratterizzate dalla voglia di urlare al mondo il proprio disagio. Derek si afferma nel ruolo di regista ribelle e coraggioso, lavora con i Sex Pistols e con gli Smiths, rende pubblica prima la sua omosessualità e più tardi la sua condizione di persona malata di Aids.
Proprio dell’aids parla Blue, 76 minuti di pellicola e un unico fotogramma in saturazione di blu, Blue Klein per l'esattezza, in omaggio all'omonimo artista che fa di questo colore l'elemento centrale della sua vita. Qui le voci e i suoni prendono il posto dell’immagine, tra cui quella del regista che racconta delle situazioni, racconta la sua lotta quotidiana contro la malattia, che lo sta portando alla cecità prima che alla morte.
Non sai se guardarlo o se ascoltarlo questo film, ma poi pensi che non è la radio, e che forse bisogna proprio fissare lo schermo per capirci qualcosa. Ma perché proprio il blu? In inglese “feeling blue” viene usato per descrivere lo stato melanconico, ma non doveva essere solo per questo.
Proprio dell’aids parla Blue, 76 minuti di pellicola e un unico fotogramma in saturazione di blu, Blue Klein per l'esattezza, in omaggio all'omonimo artista che fa di questo colore l'elemento centrale della sua vita. Qui le voci e i suoni prendono il posto dell’immagine, tra cui quella del regista che racconta delle situazioni, racconta la sua lotta quotidiana contro la malattia, che lo sta portando alla cecità prima che alla morte.
Non sai se guardarlo o se ascoltarlo questo film, ma poi pensi che non è la radio, e che forse bisogna proprio fissare lo schermo per capirci qualcosa. Ma perché proprio il blu? In inglese “feeling blue” viene usato per descrivere lo stato melanconico, ma non doveva essere solo per questo.
Dopo un po’ che guardavo il film (fa strano chiamarlo film, eppure lo è) mi sono resa conto di quello che la mia mente inconsapevole stava facendo; da un lato creavo io gli attori e immaginavo la scena, dall’altro lato associavo l’immagine di quel rettangolo blu alla profondità di un fondale oceanico, all’ampiezza del cielo quando è di quel blu intenso e carico, che sembra schiacci tutto verso il basso.
Tutta l'interpretazione era lasciata a me, Jarman con questa visione introspettiva di se stesso, attraverso il blu profondo, ampio e senza figure, vede e fa vedere tutto ciò che a questo colore si può ricollegare. Allora mi dico “beh, geniale”, anche perché nonostante tutto si percepisce che il regista non smette un secondo di essere fuori dagli schemi e provocatore.
Qui si mette in crisi il concetto stesso di cinema. Jarman mette in crisi noi tutti, mette in crisi la società dell'immagine negandone le immagini, dimostrando che attraverso il suono e il colore si può vedere più in profondità. “Abituato a credere nell’immagine, in un'idea assoluta di valore, il mondo ha dimenticato l’imperativo della sostanza [...]”
Provoca una società repressiva per la quale l'aids è un argomento considerato difficile da affrontare, un argomento tabù. Nei monologhi di Blue descrive dettagliatamente la malattia, esponendo in maniera puntigliosa il suo manifestarsi; è duro, diretto a volte tragicamente ironico, tira in ballo anche la religione:“Il Gautama Buddha dice di allontanarsi dalla malattia, ma a lui non hanno mai fatto una flebo”. Un rivoluzionario Derek Jarman.
Alla fine di tutto resta il blu... e io mi dico che è più facile vedere il cinema muto che il cinema cieco, per questo consiglio di provare l'esperienza di questo film, soprattutto a chi sa cogliere sfide culturali, emotive ma soprattutto sensitive.
Visione consigliata: Blue, Derek Jarman (1993)
G.G.
Storia di un foglietto giallo
“La mia scoperta era una soluzione in attesa di un problema da risolvere”
Spencer Silver
È un foglietto di carta, originariamente giallo (ma ormai lo si trova di qualsiasi colore)…ci si scrive sopra un appunto e lo si attacca e stacca a piacimento; forse non tutti lo sanno, ma dietro all’invenzione del Post-it (perché può sembrar banale ma è stata una vera e propria innovazione) c’è una storia molto curiosa.
La 3M è una grande impresa americana che da più di cent’anni fa dell’innovazione il suo punto di forza. Nel 1968 un ingegnere della 3M, Spencer Silver, deve creare un super adesivo che faccia presa su qualsiasi superficie; la formula elaborata da Spencer però non funziona: l’adesivo effettivamente aderisce a qualsiasi superficie, ma altrettanto facilmente si stacca. Che farsene quindi di un adesivo che si attacca e si stacca senza sforzo?
Passano gli anni, la scoperta di Spencer viene accantonata. Art Fry, collega di Spencer, era famoso per le sue doti canore; cantava ogni domenica nel coro della chiesa,e puntualmente ogni domenica perdeva la pazienza per un banale problema: i foglietti inseriti nel libro dei canti come segna pagina cadevano inesorabilmente, facendo perdere ogni volta ad Art un sacco di tempo nella ricerca della pagina del canto a quel punto già iniziato. Una di queste domeniche, dopo una serie di canti persi per la ricerca della pagina, Art ha un’illuminazione: “Durante il sermone cominciai a pensare all’adesivo inventato da Spencer cinque anni prima…se fossi riuscito in qualche modo ad applicarlo ai foglietti di carta avrei risolto il mio problema”. Lunedì Art si precipita al lavoro di buon’ora, chiede un campione dell’adesivo inventato da Spencer e inizia a lavorarci su; applica la colla speciale solo sulla parte superiore del foglietto, di modo che attaccandolo alla pagina ne uscisse un lembo senza colla che si poteva prendere facilmente. Il suo problema era risolto, ora poteva attaccare i foglietti di carta nelle pagine dei canti scelti quella domenica e, la domenica successiva, toglierli e riattaccarli nelle pagine dei nuovi canti.
Ma non finisce qui. Un giorno Art deve lasciare un appunto al suo superiore; scrive su uno dei suoi foglietti, lo porta nell’ufficio del capo e lo attacca alla scrivania: il foglietto con la colla non è utile solo come segnalibro, ma è perfetto anche per scrivere dei promemoria.
In realtà le cose non andarono così lisce come può sembrare, Art e la 3M ci misero 18 mesi prima che il prodotto potesse essere efficace in quanto sorsero una serie di problemi tecnici, tra i quali quello di fare in modo che l’adesivo applicato, una volta staccato dalla superficie, rimanesse incollato sulla carta.
Il Post-it non è un banale foglietto di carta: è la prova evidente che anche da un errore può nascere qualcosa di buono, o la prova che la fortuna esiste e bacia i più strambi.
In ogni caso bisogna fare un ringraziamento all’invenzione dell’utile oggettino, perché se non fosse stato per i Post-it a quest’ora non avrei fatto un sacco di cose per colpa della mia memoria disorganizzata, e chissà quante occasioni mi sarei lasciata scappare.
Quindi grazie Spencer, grazie Art.
Non lo si può immaginare il mondo senza Post-it, soprattutto senza quelli gialli!
M.F.
G.G.
Quindi grazie Spencer, grazie Art.
Non lo si può immaginare il mondo senza Post-it, soprattutto senza quelli gialli!
M.F.
G.G.
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